martedì 25 settembre 2012

Titolo di studio?Diploma in adulazione applicata.


Eccomi qui con un nuovo post-sfuriata, a cui probabilmente ne seguiranno altri, perché di natura sono abbastanza diplomatica, ma quando mi arrabbio scateno tsunami.

L’argomento di oggi è alla portata di tutti e sicuramente tutti ne abbiamo conosciuto uno: si tratta del cosiddetto, tanto per fare un po’ british, brown-nose. Che tradotto in italiano si può esprimere in molti modi, ma siccome vorrei conservare il mio piccolo spazio marino un po’ più pulito rispetto al reale, lo tradurrò col termine adulatore.

Termine dalle varie accezioni, soprattutto, e qui pongo l’accento, caratteristica tipica del raccomandato di turno.

Ora spiegatemi in quale scuola posso imparare questa sublime arte dell’accattivarsi il potente di turno, tramite occhi dolci, moine, giornate in Chiesa, strane frequentazioni. Esattamente, voglio capire chi insegna questa roba e provare a imparare. Ma chi, io, la sirena che lotta in prima fila per la meritocrazia, per gli umili, per chi lavora sodo, ora si è messa in testa di cercarsi una raccomandazione?

No, per fortuna i miei livelli di disperazione non sono ancora arrivati a tanto. Più che altro ho assistito a scene talmente pietose e a coincidenze che voi umani non potreste nemmeno immaginare, che al momento mi chiedo come si faccia ad affinare questa tecnica.

Tecnica che ormai, ancora più della conoscenza dell’informatica e della lingua inglese, sta diventando un requisito fondamentale sia nel mondo del lavoro, sia in quello della scuola.

Ovviamente è un’arte che non nasce da sola, ma va imparata e sviluppata col tempo, magari appresa dall’esimio genitore che, atterrito dall’idea che il suo povero, piccolo pupillo( già dall’età di tre anni) possa sviluppare crisi esistenziali al pensiero che qualcuno sia migliore di lui, cerca immediatamente nei paraggi qualche anima pia che possa provvedere al suo tenero animo. E dunque suvvia, cerchiamo qualche escamotage perché l’estro geniale possa trovare campo fertile, facciamo sempre in modo che sia, senza merito, il primo della classe, troviamogli un bel lavoro sicuro e riposante a discapito di chi, aspirando a quel posto, ha gettato sangue e sudore sui libri.

Non sono abituata a questo genere di sarcasmo, soprattutto nei miei scritti, ma vedere i santi in Paradiso che puntualmente salvano la povera fanciulla in pena dall’umiliazione di un brutto voto o di una bella strigliata davanti la classe ( questo in ambito scolastico), proprio lei, innocente, povera , piccola (e nera?) animella che ha come colpa solo il potere di attrarre le antipatie dei professori (perché loro ce l’hanno con lei, ricordiamolo. Perché? Ma perché è piccola e nera, no?) oppure il genio della classe che stranamente si ritrova, così, per caso, a frequentare corsi con figli degli insegnanti, a frequentare la Messa in una parrocchia a chilometri dalla sua, a conoscere (per caso, non pensiamo male, sempre per caso) tutti gli insegnanti…. Beh, questo caccia fuori il peggio di me.

Mi direte:c’è sempre stato e sempre ci sarà. Ovunque. Ma è sempre così evidente? Talmente evidente che la persona in questione lo sottolinea, vantandosene. O ne fa uso per manipolare il giudizio dell’insegnante (o datore di lavoro) anche su chi, veramente, non c’entra nulla?

Questo è solo l’inizio. Queste persone non sono minimamente toccate dal giudizio altrui perché tanto c’è papà, che in un modo dell’altro riuscirebbe a risolvere la situazione in loro favore. Tanto il problema sono gli altri, non loro. E così, dopo i test d’ingresso all’università o i concorsi per un lavoro vince sì chi ha più punti, perché praticamente sa già tutto ciò che gli verrà chiesto. Oppure c’è anche chi non si spreca a sporcarsi la fronte con tanta fatica, semplicemente evita il concorso ed entra direttamente. Spegnendo la passione di chi ci ha creduto davvero. Ma questo è un altro post , in arrivo a breve.

1 commento:

  1. Sirena non sai qunato hai ragione! Anche da me succedono cose inimmaginabili. Ti inviterei a vedere cosa inventano!!!

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